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Bagnatica,
sei cresciuta per secoli
nell'abbraccio protettivo
di colline verdi e rigogliose,
la dove la pianura
s'increspa nei primi rilievi,
donde scendono le acque copiose
a nutrire la tua terra generosa.
Nei ricordi di fanciullo ritrovo
la fragranza del tuo spirito agreste,
il vociare dei giochi nell'erba
ed i canti di gente operosa.
E dal colle ancor ti rivedo,
piccolo borgo raccolto,
affacciato alle poche contrade
con le vigne ed i tetti di coppi,
e più oltre nella dolce campagna
disegnata da fossi e sentieri,
il profilo delle animate cascine
dove il sole scandiva la vita.
Fugge l'attimo e la memoria svanisce
e d'intorno le immagini cambiano
dietro una realtà che rapida evolve.
Più non bastava l'amplesso dei colli
così negli anni hai esteso i contorni
e senza sosta moltiplicato i tuoi ruoli.
Bagnatica,
possa il tuo cuore restare semplice
pur nel turbinare degli affanni,
raccogliendo negli sguardi lo stupore
generato dalle piccole meraviglie
che sanno far ricco il viver comune.
Roberto Lorenzi

Rotolano le case dal colle
e s'ammucchiano in borghi antichi
fra tratti d'acciottolato
e polveroso sterrato.
Vecchi coppi madidi di storia
raccontano al bosco
remote leggende
di cieli tersi e laboriose cave
e canti di vignaioli
in vendemmie copiose
e rogge cristalline e pescose.
Più giù, verso il piano,
sparse come seme di grano,
ville di nuova architettura
annegano nel verde dei prati;
nascoste fra alberi e roseti
s'intravvedono appena.
Lucidi nastri d'asfalto
impacchettano nuovi quartieri
Un semaforo occhieggia monotono
sul traffico impazzito.
Pulsano ossessive
le catene di montaggio
delle fabbriche
che attanagliano l'Autostrada.
Il vetusto campanile di pietra
ha sfidato i fulmini e il tempo
destando mille generazioni.
Con la chiesa dal portale di metallo
narra al Monumento
storie di gente passata,
di bucolici affreschi,
di vite trascorse serene
in agresti fondali.
Lassù fra i pini mediterranei,
strozzata da edera parassita,
la Torre solitaria
stenta a mostrare l'antica possanza.
La sera il sole s'adagia
dietro Citta Alta:
incendia di gialli e di rossi
la collina come madre vestita a festa.
Camillo Vittici